Il PROCESSO CREATIVO / Il pulviscolo finale

Il mio ultimo gesto sulla tela nasce da un’idea di Eugène Delacroix: «Bisogna sempre guastare un po’ un quadro per finirlo». Dopo aver terminato un dipinto, lasciavo cadere piccole gocce di colore molto liquido, come una sorta di benedizione finale.

Con il tempo, quelle gocce sono diventate un pulviscolo: prima sporco e denso nei luoghi del Petrolchimico di Marghera, poi pioggia nelle Venezie, infine un’atmosfera che può comparire ovunque, anche in una giornata d’estate. Oggi il pulviscolo crea profondità, rompe la precisione apparente della scena e introduce una piccola alterazione, qualcosa che la rende meno reale, quasi onirica.
È l’ultimo gesto. Poi l’opera non appartiene più soltanto a me. LE ORIGINI DEL PULVISCOLO In quegli anni dipingevo il Petrolchimico di Marghera. Il pulviscolo era lo sporco che impregnava quei luoghi. Sopra le briccole avevo dipinto un angelo. Attraversavo un momento difficile della mia vita e, nel mio intimo, speravo davvero che quell’angelo esistesse. È un’opera dalla quale non mi sono mai separato.
EPILOGO Forse quelle ali non appartengono soltanto alle figure che dipingo.
Forse, qualche volta, potremmo davvero provare a indossarle anche noi.